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La nuova Direttiva UE 2019/904 sulla plastica monouso: facciamo il punto

Che la plastica rappresenti un annoso e trasversale problema non è una novità: da qualche decennio, ricerche e inchieste raccontano di un ambiente sempre più inquinato da rifiuti non biodegradabili, che “soffocano” gli ecosistemi e li danneggiano irreparabilmente, sia a terra che in mare.

In effetti, si stima che la plastica da sola rappresenti ben il 90% di tutti i rifiuti galleggianti al mondo e che il 15% delle seicento specie marine ancora esistenti sia ormai sulla via dell’estinzione a causa dell’incontrollata diffusione dei rifiuti in plastica nei mari e negli oceani.

In termini di prospettive future, l’ONU stima che, entro il 2050, il 99% degli uccelli marini avrà ingerito plastica almeno una volta nella vita.

Va poi precisato che alcuni oggetti in plastica sembrano essere più inquinanti di altri: si tratta di posate, piatti, cannucce, tazze, bicchieri, cotton fioc, palette da cocktail, contenitori per alimenti, imballaggi e persino bastoni per palloncini. Soltanto nel nostro Paese, consumiamo e gettiamo ogni giorno dai 16 ai 20 milioni di bicchieri in plastica, con un livello di dispersione nell’ambiente quasi incalcolabile.

Inoltre, in Italia vengono gettati ogni giorno circa 12 milioni di piatti in plastica, per un totale di 4 miliardi l’anno; 20 milioni di bottigliette (7 miliardi l’anno), 5 milioni di cannucce (2 miliardi l’anno) e 7 milioni di posate (2,5 miliardi l’anno). Quantità spropositate di prodotti che non sono destinati a degradare né ad essere correttamente riassorbiti dall’ambiente, e che rappresentano dunque un problema che non è più possibile ignorare.

Per questo, a partire dal mese di luglio 2021, è entrata in vigore la cosiddetta Direttiva SUP.

La Direttiva SUP che impone il bando agli oggetti in plastica più inquinanti

Le linee guida relative alla Direttiva UE 2019/904 relative all’abbandono della plastica monouso sono state fornite ufficialmente dalla Commissione Europea lo scorso 31 maggio, entrando in vigore a partire da questo mese (per la precisione, la norma deve essere stata recepita da tutti e 27 gli Stati membri già dal 3 luglio scorso).

L’obiettivo della nuova direttiva è, secondo l’Unione Europea, “prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo in tal modo al corretto funzionamento del mercato interno”.

Essenzialmente, quindi, l’Europa mira a individuare una soluzione concreta alla crescente (e apparentemente inarrestabile) produzione di rifiuti in plastica e alla loro successiva dispersione in tutti gli ambienti, focalizzandosi in particolare su quello acquatico.

Chiamata anche SUP (Single Use Plastic), la nuova Direttiva recentemente approvata in via definitiva si fonda su una preesistente legislazione europea ma si estende ben oltre quanto messo in pratica finora: stabilisce infatti una serie di linee guida specifiche e norme più severe per i prodotti in plastica ritenuti più inquinanti tra quelli comunemente recuperati dalle spiagge europee. In termini pratici, questo significa che è ora ufficialmente fatto divieto di utilizzare determinati prodotti in plastica monouso per i quali il mercato offre alternative.

Questi prodotti sono:

  • Le bottiglie e gli altri contenitori in plastica per bevande
  • I filtri di sigaretta
  • I cotton fioc con bastoncini in plastica
  • I pacchetti e gli involucri in materiale flessibile
  • La salviettine umidificate contenenti plastica
  • I sacchetti di plastica per la spesa
  • Le posate, i piatti, gli agitatori e le cannucce
  • Le tazze in PE e relativi coperchi e tappi
  • I palloncini con relativi bastoncini
  • I contenitori in PE comunemente utilizzati per gli alimenti

Tra le linee guida fornite dalla nuova Direttiva SUP vale inoltre la pena segnalare:

  • Che la plastica biodegradabile e realizzata sulla base di componenti organici è comunque da considerarsi plastica vera e propria, e il suo impatto a breve termine sull’ambiente terrestre e marino non è quindi calcolabile.
  • Sono banditi tutti i prodotti monouso non solo costituiti totalmente in plastica, ma anche in parte.
  • Sono esclusi dal bando i dispositivi per la protezione individuale come guanti monouso e mascherine.
  • Determinati prodotti in plastica monouso dovranno mostrare una particolare marcatura che informa i consumatori sia della presenza di plastica nel prodotto che del suo smaltimento a fine vita.

Gli obiettivi delle nuove disposizioni sono molto ambiziosi: combattere il concetto di monouso in toto, e ridurre di almeno il 50% la produzione di rifiuti in plastica entro il 2025 e dell’80% entro il 2030, specialmente per quanto riguarda la loro dispersione nell’ambiente marino.

Ciascuno di noi dovrà contribuire facendo la propria parte.

Le alternative DIERRE alla plastica monouso: ecco i nostri prodotti

Anche DIERRE desidera fare la propria parte nella salvaguardia del pianeta e nella riduzione dell’impronta ecologica che è così legata al consumo indiscriminato di plastica. Ecco perché la linea monouso da noi proposta come alternativa è completa di prodotti eco-friendly e si accompagna a tutte le necessarie buone pratiche per il corretto riciclo e riutilizzo dei prodotti.

Scopriamola insieme.

Prodotti in PLA e CPLA

I prodotti realizzati in PLA e CPLA (ossia PLA cristallizzato) si rivelano ottimali in tutte quelle circostanze in cui si voglia favorire una soluzione bio alle tradizionali stoviglie monouso in plastica. PLA e CPLA sono infatti bioplastiche derivate dal mais, 100% biodegradabili e compostabili con le quali è possibile realizzare prodotti plastici ma amici dell’ambiente. Inoltre, il CPLA consente la realizzazione di prodotti da utilizzare anche con cibi e bevande caldi.

DIERRE offre contenitori in PLA e CPLA con coperchio, così come posate, bicchieri e cannucce.

Prodotti in polpa di cellulosa

Questo materiale deriva dalla canna da zucchero ed è eco-friendly, ossia sposa in toto la filosofia dello sviluppo sostenibile. È utilizzato per la realizzazione di prodotti totalmente biodegradabili come piatti, vaschette, contenitori per il finger food e per le monoporzioni, bicchieri e vassoi di asporto.

È sufficiente contattare DIERRE per conoscere in dettaglio tutti i nostri prodotti monouso in polpa di cellulosa.

Prodotti in legno

Anche il legno può rivelarsi un valido alleato per sostituire i prodotti in plastica monouso ora vietati dalle nuove direttive. Quando realizzati con legno di pino o di pioppo, questi articoli sono perfetti per chi desidera un look elegante e alternativo senza rinunciare all’aspetto ecologico. Si tratta sempre di prodotti totalmente biodegradabili e compostabili, realizzati con legno proveniente da foreste certificate FSC.

DIERRE propone piatti, vassoi, contenitori per finger food, posate e vaschette in legno di alta qualità.

Prodotti in bambù

I prodotti in bambù sono un’altra scelta virtuosa per sostituire quelli in plastica monouso, dal momento che la pianta di bambù è una risorsa rinnovabile e a crescita rapida, che non necessita dell’impiego di pesticidi o fertilizzanti e che ha il vantaggio di rigenerare il terreno.

DIERRE offre un’ampia gamma di prodotti naturali in bambù, biodegradabili al 100%, lavabili a mano e riutilizzabili, che includono forchettine, mushiki, bacchette cinesi, spiedi per barbecue.

Prodotti realizzati con foglie di palma

Relativamente nuovi sul mercato, si stanno ritagliano un posto di grande interesse agli occhi dei consumatori perché costituiti da materiale totalmente organico, biodegradabile, compostabile e privo di sostanze tossiche.

DIERRE propone una gamma di piatti, vaschette, vassoi e contenitori in foglia di palma, tutti innovativi, eleganti ed ecologici.

Vale infine spendere due parole in merito alla differenza di significato fra tre dei termini più importanti nell’ambito dell’ecosostenibilità, ossia riciclabile, compostabile e biodegradabile.

Un prodotto riciclabile è tale quanto può essere trattato nuovamente così da realizzare nuova materia prima, e di conseguenza nuovi prodotti.

È invece compostabile quando realizzato con un materiale organico che si trasforma in compost, ossia una sostanza simile al terriccio, ricca di elementi organici e nutritivi. Caratteristica della compostabilità di un materiale è la sua capacità di distruggersi senza lasciare residui entro un massimo di tre mesi.

Infine, la biodegradabilità si riferisce alla capacità di un materiale di degradarsi in sostanze più semplici, ad esempio molecole inorganiche come anidride carbonica, metano o acqua che possono essere reimmesse nell’ambiente senza provocare danno.

La comprensione di questi semplici principi, assieme a una proposta puntuale di materiali e prodotti green e alternativi, rappresenta il primo e fondamentale passo verso un futuro più rispettoso del pianeta.

Contattaci per saperne di più.

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